Quale psicoterapia scegliere?

Facendo un breve giro all’interno del mondo della psicoterapia si può notare che esiste una quantità infinita di approcci, ognuno con le sue peculiarità, con un corpus teorico e un bagaglio di tecniche proprio. Per cercare di orientarci prenderò molto brevemente in considerazione quelli che sono i tre principali orientamenti teorici presenti nel panorama delle psicoterapie, inquadrandone le concezioni di sintomo e di terapia: l’approccio cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, e psicodinamico.

L’approccio cognitivo-comportamentale concepisce il sintomo come esito di credenze e pensieri disfunzionali che si sono consolidati nel tempo all’interno della psiche dell’individuo. Questo approccio è il più vicino a quello medico in quanto in quest’ottica la terapia è volta, avendo individuato una diagnosi, esclusivamente all’esaurimento dei sintomi psicopatologici che la determinano.

L’approccio sistemico-relazionale pone l’accento sull’assunto che per comprendere il funzionamento dell’individuo non si può non tenere conto dei contesti e dei sistemi in cui esso vive, in primis la famiglia. Partendo da questo presupposto, un disagio o una disfunzione a livello familiare può esitare in una particolare sintomatologia di un determinato membro di essa: il “paziente designato”. In questo caso la terapia si configura come un intervento volto a modificare i modelli disfunzionali presenti all’interno di questo sistema.

Infine l’approccio psicodinamico, quello da me adottato, si fonda sull’idea che la personalità sia la risultante di interazioni tra forze inconsce che agiscono nell’individuo e possono generare conflitto causando malessere psichico. Il sintomo si fa espressione di tale malessere e la terapia quindi deve necessariamente andare ad individuare ciò che lo ha generato, favorendo l’emergere del conflitto psichico di cui esso si fa messaggero.
Pertanto è necessario andare ad esplorare aspetti di sé che influenzano il particolare modo che ha l’individuo di rapportarsi con sé e con gli altri, e comprenderne insieme l’origine.

Una grossa fetta della ricerca in psicologia si è occupata di verificare in maniera scientifica l’efficacia delle psicoterapie (ricerca sull’outcome), in particolare attraverso la valutazione dei sintomi, dei problemi interpersonali, del funzionamento sociale, e della qualità di vita. Oggi l’efficacia della psicoterapia è oramai un dato assolutamente convalidato nella ricerca scientifica.

Un risultato sicuramente molto interessante derivato da questi studi e da corpose meta-analisi è quello che viene oggi chiamato “Verdetto di Dodo”. Esso afferma che tutte le terapie hanno uguale efficacia e non vi è tecnica o approccio psicoterapico che sia superiore ad un altro. Questo non vuole dire che la teoria e la tecnica non contano, ma che ognuna di esse ha pari dignità. La teoria deve essere considerata come una bussola dal terapeuta, che deve avere ben chiaro come orientarsi nel mare della psiche dell’individuo che ha di fronte per non rischiare di perdersi.

Successivamente al consolidarsi di questo risultato, oggi la ricerca in psicoterapia si sta muovendo nella direzione di indagare quali siano i fattori terapeutici efficaci trasversali ai vari approcci. Senza dubbio quello determinante è risultato essere l’alleanza terapeutica: è con e nella relazione che si cambia, non nella teoria.
La teoria quindi deve essere importante per il terapeuta ma non necessariamente lo deve essere per il paziente.

Ma allora dove mi devo rivolgere? Chi devo scegliere?
La terapia è come un vestito, è tutta una questione di comodità, bisogna indossare quello che ci fa stare meglio, quello che ci fa sentire più a nostro agio. Questo discorso vale soprattutto per i terapeuti, certo, ma forse può essere allargato anche a quelle persone che vogliono avere una visione più complessiva di cosa andranno a fare. Tenendo appunto sempre in mente che a parità di competenza quello che farà la differenza è come ci si trova con un terapeuta, la terapia si fa in due, quindi per lavorare bene occorre senza dubbio che ci sia fiducia e ci si trovi a proprio agio con l’altro, perché la fiducia reciproca e l’amore in terapia sono il vero motore del cambiamento.